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"UNA CHIESA Dobbiamo sgombrare il campo a
RINNOVATA DALLA queste illusioni tanto pie quan-
POVERTÀ to false. La chiesa nel rappor-
to con un territorio non può
i ha colpito la lettu- ripensarsi a partire da se stes-
ra di un passaggio sa ma a partire dai bisogni e
Mdell’Esortazione Di- dalle emergenze che un ter-
lexi Te di papa Leone: “Tra le ritorio pone. Le città sono i luo- di don Paolo
questioni strutturali che ghi “dove i poveri vivono e cam-
non si può immaginare di minano”. sione dell’antropologo Marc Au-
risolvere dall’alto e che al Non parliamo solo dei bisogni gé, luoghi che non sono abita-
più presto domandano di es- fondamentali, e già molto ci sa- ti ma attraversati, luoghi dove
sere prese in carico c’è quel- rebbe da dire, ma anche di bi- la gente non vive ma luoghi di
la dei luoghi, degli spazi, sogni educativi, di relazione, passaggio. Come è possibile an-
delle case, delle città dove i di incontro. nunciare il vangelo in questi luo-
poveri vivono e cammina- Le parrocchie della nostra ghi? Da un certo punto di vi-
no”. Città possono ripensarsi co- sta le nostre comunità cittadine
Prosegue papa Leone citando me luoghi si suona la musica stanno diventando soprattutto
Evangelii Gaudium: “Come dell’incontro, della relazione, questo… come raccogliere la sfi-
sono belle le città che supe- dell’apertura al Vangelo e al da senza autorizzarci a diven-
rano la sfiducia malsana e prossimo? Tale ripensamen- tare un “centro di servizi reli-
integrano i differenti, e che to può essere determinato giosi” ma comunità ferventi di
fanno di tale integrazione solo da percorsi di formazi- fraternità e di incontro con il
un nuovo fattore di svilup- one sempre più condivisi, Vangelo?
po! Come sono belle le città creando occasioni con cui il Una chiesa che si ripensa a
che nel loro disegno archi- “fare” trascende l’operativi- partire dai bisogni è una
tettonico, sono piene di spa- tà ma diventa occasione di chiesa che mette al centro i
zi che collegano, mettono relazione e in cui il “pensare” poveri e le tante povertà che
in relazione, favoriscono il ha a cuore non una porzione ci abitano e attraversano, sa
riconoscimento dell’altro!”. ma l’intera nostra comunità guardare ai “pieni” sempre
Capire e interpretare la città è
compito anche dei cristiani. La cittadina, non una parte ma più da potenziare ma ancora
chiesa si pone nella città non tutta la realtà. di più ai “vuoti” in cui soffer-
per valutazioni urbanistiche o Sì, perché una città è fatta di marsi con lo sguardo pieno
organizzative ma con uno sguar- tanti luoghi ma anche di molti di compassione e di opero-
do che è tutto teso e motivato “non luoghi”, secondo l’espres- sità del Samaritano.
dall’evangelizzazione.
La nostra Diocesi sta (faticosa-
mente) ripensandosi nei terri-
tori che abita, penso alle valli,
ai paesi, alle frazioni… perché
questo non dovrebbe accadere
nella nostra città? Forse che
a mantenerci inerti è la frag-
ile speranza che qualche prete
da spendere tra le nostre vie ci
sarà sempre, che le energie del-
le nostre comunità difficilmente
verranno meno?
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